martedì 30 settembre 2008

14 aka l'età del Marciume

Esiste sempre un momento, ogni n anni, in cui si ha la percezione di aver trovato la via della salvezza.
Esiste sempre un momento successivo, ogni n anni + x, in cui si ha la percezione di aver smarrito nuovamente la via della salvezza.
Io la trovo e la smarrisco ripetutamente, da anni.
Marcisco. Sono marcio, marcisco sempre più, inesorabilmente.
Non riesco a dare continuità a nulla.
Anzi, riesco perfettamente a dare continuità al nulla.
Soffro, ma riesco a darlo poco a vedere. Non si tratta di sofferenza fisica, ma di un costante squilibrio, di una totale deficienza nel trovare una via di condotta stabile e duratura.
Penso di aver quasi raggiunto l'età del marciume.
Dopo anni di esercizio, di impegno a non-marcire, ebbene si, marcisco.
La gente va via pensando di trovare rifugio dal marciume, ma trova solo un marciume differente.
Pensa di andar via e “farla vedere” a chi rimane, ma appena è via si rende conto che agli altri non frega un cazzo di te che sei andato via.
Tranne forse agli altri che marciscono come te. A me stanno a cuore gli altri che marciscono.
Li riconosco. Li scorgo in mezzo alla folla e sorrido timidamente.
Poi gli invio buffi sms nel cuore della notte, un modo per fargli sapere “ehi dude, non dei solo, anche io marcisco come te”.
La vita fa cagare. Veramente, non ho scoperto solo ora l'acqua calda.
Io penso veramente, da anni, che la vita faccia cagare.
Anche la vita di Lapo Elkann fa cagare, solo che lui ha l'Aston Martin e le fighe.
Possedere beni materiali e stuoli di fighe tappa i buchi interiori e accresce l'autostima.
Quindi si ha l'illusione di non essere marci.
Conosco anche molte persone che non marciscono. Persone che vivono di progettualità da grande magazzino. Altre che sognano vite normali e che si sentirebbero pienamente appagate nel vivere la mia vita.
Io invece odio la mia vita. La odio nella misura in cui odierei qualsiasi vita.
Il punto è che per me proprio la vita non ha senso. E' uno spreco inutile e schifoso di energie e io spengo sempre la luce quando mi allontano da una stanza.
La vita fa cagare. Lo voglio urlare al mondo intero: FA-CA-GA-R-E.
Per quanto tu possa impegnarti nella vita le cose non andranno mai come vuoi.
Nel migliore delle ipotesi saranno lontanamente vicine a come tu le vuoi.
Sarai sempre e puntualmente costretto a fronteggiare eserciti di cazzoni pronti a dirti cosa fare che non sarebbero nemmeno degni di pulirti il culo dopo una saporita diarrea. Questa è la vita.
Io vivo male. Vivo nella merda, nel marciume.
Soffro di bruxismo, ho l'alitosi e ascolto Germano Mosconi al contrario mentre guido.
Io sono nato scassato. Ero scassato e mi hanno riparato. Mi hanno aperto da parte a parte con un trinciapollo e mi hanno aggiustato.
Ma mentre il fisico è stato riparato con successo, lo spirito è rimasto lesionato.
Sono meteropatico e non sono nemmeno sicuro che si scriva così.
Sono irascibile, lunatico, mi incazzo e bestemmio e mi ubriaco e vomito, e non sono nemmeno tanto bello.
La gente mi ama poi mi odia poi mi ama, ma è perfettamente conscia del fatto che io sia un cazzone.
Mio padre da anni quando mi sente parlare scuote la testa, ma per fortuna mia sorella si è fatta riempire da un negro, di conseguenza sono in vantaggio stabile da un po'.
Divido la mia merdosa vita con una ragazza dolce, bellissima, intelligente, indifesa, limpida e trasparente come un ruscello d'alta montagna, ma io la attraggo e la respingo perché sono marcio e non voglio che marcisca anche lei perché non me lo perdonerei. Però sono così schifosamente debole che non voglio privarmi di lei. Penso che lei sia straordinaria al punto tale d'aver capito che sono marcio e di voler comunque condividere questo schifo con me.
La gente va via, apre gli hotel a Rodi, oppure va a Londra a sparecchiare i tavoli e a suonare cover di Lou Reed.
Io li lascio andare e mi sento solo, mi sento come se mi strappassero degli arti.
Rimango solo in mezzo al nulla, in mezzo ad improbabili falliti talenti del tennis che ascoltano Guns 'n Roses e vanno via sbattendo le porte.
Svolgo un lavoro che non ha senso svolgere da queste parti, lo svolgo perché lo amo alla follia anche se sono conscio che morirò di fame per questo.
Sogno di suonare il punk rock e di modificare vecchi maggiolini dentro viscidi garage di campagna.
Alle volte mi riesce di vivere serenamente, ma il più delle volte marcisco e mi chiedo che senso abbia tutto questo. Mi rifugio nella vodka alla menta e vado a letto sbronzo in mezzo al nulla sperando che la pinza che mi hanno abbandonato nel ventre faccia, finalmente, il suo dannato effetto.
Poi mi alzo, respiro l'aria acre della campagna, vado al lavoro, e tutto ricomincia daccapo, dalla prima riga.

sabato 1 marzo 2008

13

Esiste una creatura dentro te, che ti vuole morto.
Quella stessa creatura che ti spinge a pensare che stanotte sia giusto bere sino a stare male, cadere e rialzarsi, respirare l'umidità coi capelli appiccicati al viso e poi guidare a tutta velocità cercando la morte.
Non c'è auto-ironia, self-control, senso di responsabilità che possa uccidere né tanto meno pensionare la creatura, che presto o tardi salta fuori dal tuo ventre, ti aggredisce mentre fai la spesa, mentre stacchi dal lavoro, mentre bevi il tuo drink favorito.
Alcuni frame sono stati abrasi, puoi riconoscerne solo 3 o 4 in mezzo a dieci, tutto è sfocato e ricomporre i frammenti costa fatica.
La vista e l'udito lavorano male, sei fradicio e trattieni a fatica la tua esigenza di socializzare.
I legni pregiati oscillano e fremono ed esiste un solo modo per descrivere il fischio delle cellule che muoiono dentro e accanto a te: amore.
Ma ancor più forte del fastidio per essere figlio di una goccia caduta nel mare sbagliato 30 anni fa, esiste il boato della consapevolezza che esplode dentro te: la tua adolescenza non avrà mai fine, non avrà fine sino a che qualcuno non ci pianterà una croce sopra.

venerdì 16 novembre 2007

12

Improvvisamente, inaspettatamente, come un rutto dopo la polenta, è arrivato l'addio.
Dopo dieci anni dieci di amore-odio-sempre più odio, ti lascio, senza far rumore, senza vantarmi di nulla, con la riserva di poter magari far capolino per un saluto, talvolta.
Mi aspetta un luogo pulito dove essere cotto lentamente, dove spero di poter acquisire quanto necessario per camminare baldanzosamente a testa alta e spalle rette in mezzo ai professionisti, quelli con le valigette nere che celano armi sottili ed affilate.
Ti stringerò la mano, ringrazierò, poi diventerò un trentenne qualsiasi.
Uno di quelli che non sono paraculi. Quelli precari, col futuro incerto.
Quelli che se chiedono il mutuo in banca gli si ride in faccia.
Un tizio senza garanzie, uno che sta 10 ore davanti ad un monitor. Uno che svolge una professione che un tempo era wow, ora se lo dici in giro magari ti pigliano pure pel culo.
I sogni sono finiti, sono scemati quando mi sono accorto di non essere figlio di quello che mi ha circondato sinora, di quello che talvolta mi ha coccolato, facendomi credere di farne parte.
Diamo inizio alla vita vera, web-operaio.

mercoledì 31 ottobre 2007

11

Il nano baritono mi guarda e sibila.
Faccio gomitolo in un angolo buio del divano in pelle sgualcita.
Le pareti sono scrostate e mi sembra di vedere in bianco e nero.
La cattiveria di quell'uomo mi provoca conati di vomito.
La leggerezza di quell'uomo mi provoca diarrea.
Tu sei bellissima e bionda. Vorrei fotografarti in un lago di sangue, mentre tieni tra le mani viscere di maiale.
Vorrei vederti vergine e pura circondata da un oceano rosso.
Vorrei tenderti la mano per aiutarti a passare tra i poveri resti distesi sul pavimento, ed ammirare i tuoi piedi da ballerina che, con grande delicatezza, sfiorano ossa, budella, organi ancora pulsanti.
Non dovresti fare la badante solo per darti un tono con le amiche.

venerdì 19 ottobre 2007

10

I'm sober when you ask me to get high
I wish I had a six barrel shotgun in my right hand, and a handful of hives in the other one

We drink and talk and everything is spinning round

e altre cose scritte sul muro del cesso, semi cancellate dalla solerzia delle addette alla pulizia.
Esco e quasi vorrei andarmene senza salutare, come usavo fare qualche anno fa, quando percepivo continuamente la sensazione di essere fuori posto.
Andar per strade col bavero alzato, pensare alle responsabilità dell'indomani che tendo ad ingigantire, pur non potendone fare a meno.
Mi piace scomparire, mi provoca respiri profondi e pacifici e questo mi fa star bene.
Cammino dietro di te, dietro al tuo culo tondo, fasciato in un pantalone che, se possibile, riesce a renderlo ancora più bello.
Vorrei accarezzare il tuo culo come si accarezza un neonato.
Stanotte vorrei addormentarmi sul tuo culo, respirare a fondo e cadere in un sonno profondo.
Respirare col diaframma e svegliarmi invaso di una serenità sconcertante.

mercoledì 17 ottobre 2007

9

Lasciate che arrivi la Polizia.
Che entri, sfondando la porta.
Lasciate che veda questo scempio.
Che lo stomaco dei più sensibili ceda.
Lasciate che l'odore acre del vomito si insinui dentro le narici dei presenti.
E mentre i vicini cercano di sbirciare dall'ingresso dell'appartamento, fastidiosamente, a stento tenuti a bada dal novellino, lasciate che il puzzle piano piano si componga.
Quando grossi pentoloni brontolano sul fornello, mentre nei dintorni ci sono solo sangue e residui di lisciva, non c'è nulla di buono all'orizzonte.
Lasciate che il corpo appeso si arrenda, con un rumore raccapricciante di cedimento strutturale, di carne, muscoli e tendini che collassano a terra.
Nessun manuale può prepararti a questo.
Ora conta fino a dieci, respira profondamente e poi datti da fare.
Quante bottiglie saranno necessarie per inghiottire questo panorama?

8

Essere morti, sul sedile posteriore di una mercedes 250CE del 1969.
Provare fastidio per via dello sky.
In un sogno pieno di frattaglie c'è chi decisamente non si trova a proprio agio.
Sangue ovunque e puzza di ossa bruciate.